Thailandia

Cosa trovi, cosa visiti, perché andarci

Alcuni elementi molto forti: la componente religiosa del buddhismo, le influenze esercitate dalle diverse etnie con cui si è amalgamata quella thai, a cominciare dalla khmer, e la monarchia, che ha dettato le regole di molti aspetti sociali, ma ha anche contribuito a mantenere vivi rituali e pratiche antiche. L’espressione artistica che caratterizza maggiormente la Thailandia è probabilmente l’architettura tradizionale. Sull’intero territorio nazionale sono distribuiti migliaia di templi e complessi monastici buddhisti (i wat, il cui numero si aggira intorno alle 30.000 unità) in cui la percezione di un tempo che sembra essersi fermato è molto forte; senza dubbio in questo la Thailandia è stata favorita dal fatto di non essere stata toccata dal colonialismo. Ogni wat inoltre ospita numerose opere d’arte, pitture murarie, sculture, oggetti d’artigianato di grande bellezza la cui presenza, oltre a contribuire a formare un’atmosfera di pace e leggerezza, riflette le diverse epoche storiche presenti nel complesso. Alcuni templi sono presenti nei siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO: la città storica di Ayutthaya e le città associate (1991); Sukhothai e le città vicine (1991); il sito archeologico di Ban Chiang (1992). Le altre forme in cui la memoria storica culturale si tramanda sono il teatro, la musica, la danza, nei quali solo nel XX sec. l’influenza occidentale ha fatto una piccola breccia, importando modi e tendenze nuove. Non vanno inoltre dimenticate discipline sportive antiche, quali l’aquilone, di cui esistono vere competizioni di abilità nel padroneggiarlo, e soprattutto, la muay thai (o thai boxe), arte marziale, considerata sport nazionale, che oggi trova seguaci in tutto il mondo. Tra le principali istituzioni culturali del Paese vanno segnalate l’Università Silpakorn (per l’arte), il Royal Institute e il Museo Nazionale, tutti con sede nella capitale, vero fulcro e motore del Paese, in cui maggiori sono i segni del progresso, della modernità dell’industrializzazione.

C’è quella musica di sottofondo che ti mette pace, te ne accorgi quando non la senti più… e allora la cerchi ovunque.